Dietro la lunga attesa per l'Aiguille Noire de Peuterey
- 22 gen
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 24 feb

Courmayeur, mercoledì 10 Settembre 2025
Nonostante le basse nubi e la luce tersa non promettessero nulla di buono, nel primo pomeriggio m'incamminai dal campeggio La Sorgente Monte Bianco degli amici Luca e Matteo Pellin, situato nella suggestiva località Peuterey della Val Veny. Il mio zaino, complice la scelta di portare anche l'obiettivo Calrl-Zeiss da 500 millimetri, come di consueto raggiunse il ragguardevole peso di 14 chilogrammi.
La camminata fu pigra fin dai primi passi e le mie aspettative si rassegnarono presto davanti all'evidenza di non scorgere alcun promettente segnale dal cielo sempre più cupo.
Attraversato il ponte sulla Dora di Veny, iniziai a risalire il fianco della valle imboccando la strada che porta alla piccola borgata di Lassy. Con la giusta cadenza onde cercare di sudare il meno possibile, raggiunsi il rifugio Monte Bianco e continuai a camminare lungo la pista da sci. Nel bosco che conduce al rifugio Maison Vielle, giusto a smorzare ulteriormente il mio entusiasmo, iniziò anche a piovere. Poco più in alto, al fondo di un prato che in inverno è una pista da sci per principianti, decisi di ripararmi dentro la casetta di arrivo del suo skilift. Davanti a me, osservavo gli ormai stanchi ma tenaci camminatori del Tour du Mont Blanc, sotto il peso di grandi zaini e di vestiti ormai inzuppati.
Facendomi forza, decisi comunque di proseguire il mio cammino, consapevole che a posteriori sarebbe stato comunque piacevole il ricordo di averci provato, anche se non fosse scaturito alcun risultato concreto o appagante in termini fotografici.
Raggiunsi così la meta che mi ero prefissato, situata a circa 2.200 metri di quota poco sopra il lago Chécrout. Si tratta di uno splendido belvedere dove la vista, nelle giornate serene, riesce a spaziare sul maestoso e aggrovigliato versante sud-est del Monte Bianco.
Nonostante il persistere della pioggia, a onor del vero fine e non particolarmente fastidiosa, caricai la pellicola nel dorso della mia Hasselblad, vi montai l'obiettivo Carl-Zeiss da 250 millimetri e la posizionai sul treppiede per comporre l'immagine attraverso il pentaprisma nel miglior modo possibile. Per precauzione, decisi di proteggere l'attrezzatura con il guscio anti pioggia, rimanendo protetto con il solo pile che presto s'impregnò d'acqua.
L'attesa trascose lenta, con la mente che cercava conforto nel ricordo di momenti più piacevoli. A turno, qualche camminatore si fermò al mio cospetto, forse incuriosito dalla mia attrezzatura fotografica che rimandava a tempi passati, chiedendomi informazioni e mostrandomi con fierezza le immagini scattate durante il proprio cammino.
Come spesso accade in questa zona, crocevia di venti maestosi, repentino e senza preavviso, il cielo mutò d'aspetto. Dopo circa mezz'ora d'attesa, infatti, nella direzione del Col de la Seigne, finalmente sprazzi d'azzurro apparirono alla mia vista come lapislazzuli incastonati tra le grigie nubi. Subito dopo, i primi raggi di luce riuscirono a dare forma, contrasto e tridimensionalità all'Aiguille Noire de Peuterey, dipingendola come una vetta granitica isolata dal resto del grande massiccio e magnifica nella sua disarmante eleganza.
L'istinto mi suggerì che non vi era più tempo per la contemplazione e la mia unica preoccupazione diventò la corretta lettura della luce con l'esposimetro appeso al collo. Provai a posizionare la parte inferiore dell'Aiguille Noire, quella più scura, nella zona III del Sistema Zonale di Ansel Adams, quindi verificai il valore equivalente della parte sommitale della montagna, quella più illuminata dal sole, e delle nuvole che ne costituivano lo sfondo. Mentalmente rifeci tutti i calcoli spingendomi fino alla zona II. Infine, come ulteriore verifica che la mia visualizzazione mentale in termini di stampa finale avesse un corretto riscontro nei parametri scelti, effettuai un ulteriore misurazione modificando la regolazione dell'esposimetro posizionandolo da luce incidente a luce riflessa.
Giunse così l'attimo; estrassi lo chassis dal dorso della camera, azionai il tasto dell'apertura intenzionale dello specchio, attesi qualche secondo al fine di porre termine a eventuali vibrazioni e, finalmente, azionai l'otturatore tramite il cavo di scatto.
Per scrupolo, con la stessa composizione, scattai anche una fotografia sottoesposta di uno stop e una sovraesposta, sempre di uno stop.
Infine, giusto per non avere alcun tipo di rimpianto in riferimento a quanto di così appagante si stagliasse al mio cospetto, decisi di ricomporre velocemente l'immagine utilizzando anche l'obiettivo Carl-Zeiss da 150 millimetri, con il preciso intento di allargare la visuale ai sottostanti contrafforti rocciosi impreziositi dalla cascata del Freney.
Dopo circa 5 ore dalla partenza, feci ritorno da Luca e Matteo per un meritato bicchiere di vino binco, rigorosamente della Valle d'Aosta, degustato sotto le vele della verande del loro campeggio al Peuterey.
Milano, giovedì 6 Novembre 2025
Erano ormai trascorsi quasi due mesi da quella mia uscita fotografica in Val Veny. Quando l'abile stampatore Toni Dambrosio mi consegnò il rullino sviluppato e il provino a contatto dei 12 fotogrammi, 6 dei quali inerenti all'Aiguille Noire de Peuterey, intuì subito che quel materiale poteva contenere qualcosa di soddisfacente. Per soddisfacente, intendo la probabile corrispondenza tra la visualizzazione mentale che avevo creato nella mia mente sul campo e l'effettiva stampa finale eseguita in camera oscura. Proprio per questo motivo, ordinai subito a Toni le stampe 20x20 centimetri di quei fotogrammi, su carta baritata lucida.
Il risultato finale mi diete ragione e quella lunga attesa non fece altro che amplificare il senso di soddisfazione per aver realizzato proprio ciò che in cuor mio desideravo.
Chiesi quindi a Toni di poter realizzare una gigantografia di dimensioni 100x100 cm di una tra le stampe che mi aveva consegnato, realativa alla seconda composizione ottenuta con l'obiettivo da 150 millimetri. A differenza della prima composizione, la punta dell'Aiguille Noire de Peuterey non si differenziava più per la maggiore illuminazione del sole rispetto al resto dela parete ma percepii la linea di cresta assolutamente perfetta in tutto il suo sviluppo e mi catturò l'ulteriore isolamento della montagna dovuta alla visuale più allargata.

Courmayeur, rifugio Bertone, lunedì 5 Gennaio 2026
Come ormai da tradizione consolidata, nei primi giorni del nuovo anno, io e mia moglie Danda salimmo al rifugio Bertone per salutare il nostro amico Renzino, rinomata Guida alpina nonché fotografo fonte d'innumerevoli ispirazioni.
Ricordo in modo molto nitido quando andai a sedermi sulla panca antistante al rifugio subito dopo il pranzo. Presi in mano il telefonino e lessi sullo schermo una notifica riferita a una email appena ricevuta dal Monochrom Photo Awards, un concorso londinese di fotografia in bianco e nero. Il testo della stessa email mi comunicava che avevo vinto il secondo premio nella categoria Landscape, proprio con la fotografia che ritraeva l'Aiguille Noire de Peuterey realizzata con l'obiettivo Carl-Zeiss da 150 millimetri, quindi quella con la visuale più allargata. Preso dall'entusiasmo, rientrai immediatamente nel rifugio e lo comunicai a Renzino, unicamente come segno di riconoscenza per i tanti consigli che mi aveva dato nel corso degli anni e non come auto celebrazione personale.

Courmayeur, Caffé della Posta, sabato 24 Gennaio 2026
A più di 4 mesi di distanza da quel piovoso pomeriggio di Settembre in Val Veny, il ciclo di vita della fotografia inerente all'Aiguille Noire de Peuterey compiva un altro passo particolarmente piacevole e del tutto inaspettato solo qualche mese prima. Con l'aiuto dell'amico Luca Pellin, Enrico Canepa, il proprietario dello storico Caffé della Posta nel centro di Courmayeur, aveva accettato di esporre all'interno del suo locale 4 delle mie stampe sul Monte Bianco, tra le quali, anche quelle inerenti all'Aiguille Noire de Peuterey.
Oggi, ogni qualvolta che io e mia moglie Danda andiamo a prendere l'aperitivo al Caffé della Posta, una sorta di rituale che ripetiamo ormai da decine di anni, quelle 4 stampe incorniciate e appese al muro hanno il potere di portarmi indietro con il pensiero ai piacevoli momenti trascorsi al cospetto del Monte Bianco e invigoriscono ulteriormente il mio animo nell'affrontare le tante sfide che mi prefisso con la fotografia analogica.
Riferimenti:
Camping Monte Bianco La Sorgente
Loc. Val Veny-Peuterey, Courmayeur (AO)
Caffé della Posta
Via Roma 51, Courmayeur (AO)



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