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La piacevole pratica della fotografia analogica

  • 9 set 2024
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 24 feb


Per circa 12 anni ho vissuto con il peso mentale di non aver mai studiato in modo approfondito il complesso menù della mia camera fotografica digitale. Proprio per questo motivo, spesso e volentieri mi sono trovato a disquisire con colleghi fotografi provando un certo senso di disagio unito al timore di svolgere la mia professione con superficialità.

Dalla primavera del 2023, per qualche strano motivo spiegabile unicamente con l'istinto, ho deciso di tornare alla fotografia analogica. Parlo di ritorno in quanto da ragazzino ero solito utilizzare la camera fotografica a pellicola (che conservo ancora oggi) di mio papà Giuseppe, quindi di sviluppare i negativi e di stampare le fotografie nella camera oscura allestita all'uopo nel bagno di servizio della nostra abitazione di Torino.

Così, come per magia, tutti i dubbi prima citati sono magicamente scomparsi. Nella mia vecchia Hasselblad del 1978, infatti, non esiste nessun menù e sono presenti unicamente pochi comandi meccanici, semplici e immediati.

A più di un anno di distanza da quella primavera del 2023, molte sono le piacevoli sensazioni scaturite da questa mia decisione di ritornare all'analogico.

La fotografia analogica implica procedure artigianali dove il savoir-faire dell’individuo nello scrivere con la luce mai potrà essere sostituito dalle tecnologie che sono alla base del moderno processo fotografico digitale. La stessa fotografia analogica è quindi un utile pretesto per ritrovarsi artigiani e custodi di un’antica tradizione, con la consapevolezza che le proprie stampe, anche quelle con imperfezioni, siano frutto esclusivo del proprio savoir-faire. Oltretutto, c'è qualcosa di magico nella creazione di una stampa, con i sali d’argento che compiono il loro ciclo espressivo, prima catturando la luce su pellicola, quindi restituendola su carta fotografica, plasmati dall’unicità interpretativa dell’autore.

La fotografia argentica necessita di un adeguato tempo da dedicarvi e lo stesso non può prescindere dal piacere dell’attesa. Nell’intento di dare vita alle proprie visioni, è proprio l’attesa che rende possibile ritrovare sé stessi.

 
 
 

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